
Molti si meraviglieranno, lo so, e mi considereranno un romantico di altri tempi, un ferrovecchio arrugginito che non ha saputo cogliere le belle novità dei giorni nostri. E forse è anche vero, giacché il mio ricordo più bello è l’immagine di mia moglie Raffaella, quando la vidi la prima volta.
Successe nell’estate del 1965, ero sotto le armi e ero tornato a casa, a Lucca, per trascorrervi una licenza. Come in tutte le città, anche nella mia c’è una strada, la più bella e la più importante, dove la gente si reca, non appena si avvicina la sera, a passeggiare. Questo passeggio ha preso il nome, un po’ dovunque, di “struscio”, perché ci sono sempre due file che si toccano quasi, una che va in una direzione e l’altra in quella contraria. È una consuetudine che rende viva e sempre giovane la città. Forse non finirà mai. Ebbene, anch’io praticavo lo struscio, ed uno di quei giorni, all’inizio della bella via Fillungo, proprio davanti al negozio di fiori, che ora non c’è più, incorniciata dai suoi profumi e colori, vidi quella che sarebbe diventata mia moglie. Fui colpito dal suo volto delicato, dalla sua espressione sorridente, dai suoi capelli a treccia che le cadevano sulle spalle, dalla sua figura sottile e slanciata. Fu il colpo di fulmine. Mi domandai se una ragazza così bella potesse mai essere destinata a me, diventare la compagna della mia vita. Il cuore trepidava, colpito da quell’immagine, e la mente era in subbuglio per questa speranza che mi pareva così lontana. Invece il destino aveva già scelto per me, senza che lo sapessi. Infatti, stavo passeggiando in compagnia di una ragazza che viveva nello stesso paese della giovane sconosciuta. Si accorse dello sguardo che le avevo gettato e forse si avvide del sùbito innamoramento. “Si chiama Raffaella” – mi disse – La vorresti conoscere?” Fu abile e gentile e combinò un appuntamento, che avvenne in piazza San Michele, davanti alla vetrina di un negozio. Avevo messo un maglione giallo, che – mi disse poi Raffaella – l’aveva colpita, e l’avevano colpita le mie spalle e soprattutto il mio sorriso. Le piacqui subito – mi confessò poi -, ma io me ne ero già accorto quando, vedendomi per la prima volta, la vidi sorridermi. Ci scrivemmo spesso finché non tornai a casa al termine della leva. Ci fidanzammo il Sabato Santo del 1966 e principiò da quel giorno, con un amore mai interrotto, la nostra avventura. Ci sposammo il 5 settembre 1970. Raffaella è ancora – sebbene gli anni comincino a solcarle il viso – la ragazza spensierata, allegra e bella di quel primo incontro. Non potrei vivere senza di lei. Il 13 marzo e il 28 marzo del 1988 le dedicai due poesie: “Tu mi rimproveri” e “Mi giri attorno”, che potete trovare qui: http://xoomer.alice.it/badimona/poesie.htm.
(Ricordo di Bartolomeo Di Monaco - www.vibrissebollettino.net/archives/2006/01/tutte_le_lettur.html)