28 giugno 2006

Mi ricordo le merendine

Mi ricordo che snasavo i marciapiedi alla ricerca dei centesimi. Cercavo l'odore delle monetine. Quelle da 5 mi piacevano più di tutte anche se ero più contenta quando trovavo quelle da 10 o da 50. A volte capitava che sotto alle auto ne trovavo anche 100 di lire e allora saltavo dalla gioia correndo via dal posto in cui le avevo trovate per paura che qualcuno s'accorgesse di averle perse e venisse a richiedermele. Correvo e correvo. Fino a raggiungere la latteria all'angolo del palazzo. Aveva il portoncino come una serranda di finestra. Legno bianco. Scritta rossa dipinta con cura: L a t t e r i a. Latteria. Mi fermavo davanti alla porta di legno bianco ansimante. Sbirciavo dentro per vedere se c'era mia madre o qualcuno che mi conosceva, qualche vicina impicciona a fare la spesa. Se non c'era nessuno, entravo cauta e ansiosa di immergermi in quello spazio così piccolo eppure così pieno di mondo. Giravo sulle ballerine lucide e cominciavo a perlustrare gli scaffali. Un abbraccio di 3 metri per 3 pieno zeppo di colori, di carte e scritte, di scatole, di odori. Rosso, verde, bianco, viola. Blu. Blu. Blu. Rosso. Girelle, Mu, latte, Aranciata, Sprite, Big Buble, croccanti e galatine. Allora cominciavo a sentirmi confusa. Un senso di disorientamento mi prendeva lì, ferma al centro di tutto quel mondo di sapori e odori e colori tra cui scegliere. Niente però, niente di tutto quello che mi circondava mi attraeva più del contrasto tra il vaso di vetro riempito di giallo e quello di vetro riempito di nero, poggiati simmetricamente sul bancone. La signora della latteria già apriva i coperchi e sorrideva. Io porgevo le 100 lire e aspettavo con il palmo aperto. Per un istante, chiudevo gli occhi per sentire come una scoperta il peso leggero di quel giallo e di quel nero poggiato sulla pelle. Riaprivo gli occhi. Chiudevo il palmo. Salutavo e correvo via. Di nuovo correvo. Giù per la discesa che portava ai giardini. I giardini del salice piangente e dei cani sempre pieni di cacca da buttare fuori e di passeggini e di mamme e di palloni colorati. Mi mettevo sotto al salice e aprivo il pugno. All'ombra del salice felice sfilavo la rotella di liquirizia e masticavo la cingomma salata che frizzava in bocca. E pensavo a mia madre, all'ultima inutile raccomandazione sulla porta di casa. Non ti rovinare la cena... (Ricordo di Noce)

2 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Bellissimo ricordo. Anch'io ho ancora nel cuore la mitica LATTERIA nella vietta dove abitavo. E quella fuori dalla scuola, dove quando mia madre mi dava 200 lire mi comperavo la merenda e quando uscivo da scuola i dolciumi tirati fuori da quei vasoni in plastica trasparente : fragolone rosse, rotelle di liquirizia, i mitici "morbidoni", i coccodrilli alla frutta, le "cocacola", i pinguini...
Al supermercato poi rompevo l'anima a mia madre perchè mi comperasse le merendine : non importava quali. Ce n'erano tante...Quasi tutte con la sorpresa, o la raccolta punti. Ognuna merendina racchiudeva in sè tutta la soddisfazione di una giornata. Non vedevo l'ora di aprire la plastica trasparente dove erano confezionate. E la televisione le pubblicizzava durante il pomeriggio. Io soddisfatto perchè ero "al passo con i tempi"...
A volte invece scendevo da casa con 1000 lire e andavo in latteria, la mitica latteria, piena di cose buone, dolci (che mia madre detestava mangiassi) : e lì scaffali pieni di scatole peiene di merendine, snack. E io che mi chiedevo quanto mi sarebbe piaciuto essere il proprietario di quella latteria...
Al parco poi, d'estate, si chiedeva alle mamme il gelato come merenda... : 200 lire, 500 lire al massimo e si era contenti per tutto il giorno.

1:53 PM  
Anonymous Anonimo said...

mi scuso con noce per la prosaicità del commento fronte alla bellezza del suo miricordo. ma belli erano quei tempi in cuii ci si poteva riempire la bocca con la cioccolatesta girella, feticcio infantile, senza tema di colesterolo o altro. tu, sanguinosa infanzia, penso plagiando michele mari.

10:13 AM  

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