08 ottobre 2006

Mi ricordo il primo terremoto violento della mia vita

23/11/1980 Avevo avuto un feroce mal di testa quel giorno là, strano chè non soffrivo di emicranie. Era una giornata molto calda per essere novembre. I suoceri erano stati a pranzo, i cognati erano arrivati nel pomeriggio, mamma era rientrata dalla messa verso le 18 ed era tornato anche mio figlio, che era stato in gita con i boys scout. La domenica volgeva al termine, come tutte le domeniche, con quel pò di malinconia e rottura di scatole per la nuova settimana da affrontare, lavoro, casa, figli, piscina, catechismo, nonni, marito, sorella, amiche, etc, etc. I bambini sul parquet giocavano a tombola, tra un mese sarebbe stato natale , i grandi sorbivano l'ultimo caffè della giornata, io stiravo, come tutte le domeniche pomeriggio. All'improvviso il mal di testa scomparve come se mi avessero tolto un peso dalla testa, ebbi un lieve capogiro, alzai gli occhi e vidi il lampadario della cucina che cominciava ad oscillare. Avvertiì che era il terremoto alla prima oscillazione. Corsi ad aprire la porta, per poter scappare quando fosse tutto finito. Ci mettemmo tutti al centro della cucina e, all'improvviso, il balcone si spalancò, pensai adesso si apre il pavimento e moriamo tutti. La scossa durò un'eternità ebbi il tempo di pensare, le altre volte, mentre me ne rendevo conto, era già passata. Mia madre gridò la sua invocazione al santo "San Gennà è nepute mie" implorava per i nipoti, quel grido mi restò impresso nella mente a lungo. Quando il palazzo finì di oscillare( e al settimo piano si avvertì e come), scendemmo giù e ci andammo a rifugiare davanti alla chiesa, proprio sotto il campanile, che in seguito fu dichiarato pericolante. Il traffico era impazzito scene di panico cercammo di accertarci sulla fine degli altri familiari, ci vedemmo comparire davanti i miei cognati in accappatoio, erano stati colti di sorpresa mentre facevano la doccia. Il posto più sicuro al Vomero era lo stadio collana, qui trascorremmo in macchina la notte. Notizie su notizie, crolli, morti, ruberie, l'Irpinia devastata. Accussì, accussì, accussì. Il 24 faceva un freddo cane. Mi ricordo di Didolasplendida

5 Comments:

Blogger melpunk said...

noi dormimmo a casa. quando ci fu la replica mio padre disse che voleva continuare a dormire. al collana ci andai come volontario a distribuire cibo e coperte. mi ricordo

7:14 PM  
Anonymous CalMa said...

Avevo dato l'esame di fisica terrestre pochi giorni prima. Stavo facendo l'amore a casa mia. I miei erano andati al cinema, mio fratello di là seguiva 90° minuto o qualche programma del genere. Il mio cane, un cocker, Liuba, pace all'anima sua, non sentì nulla e dormì tutto il tempo (poi dice gli animali lo sentono prima). Sentii come un martellare sugli infissi del balcone. Pensai questo è quel coglione di mio fratello che ci vuole fare uno scherzo. Il balcone si spalancò ed entrò una folata d'aria calda. Pensai questo è il terremoto. Vedete, ci sono onde, se non ricordo male "le onde di Love", che vano come serpi nelle cose, e mostrano che queste, a livello macro, hanno un comportamento plastico. Io vidi molto chiaramente le mattonelle allargarsi e restringersi come se fossero fatte di gomma. E la chiudo qui, che ce ne sarebbe per un post più che un commento.

9:24 AM  
Anonymous Anonimo said...

è vero era caldo, e poi all'improvviso un vento, forte, ma caldo anche lui, che saliva insieme al rumore delle cose che si agitavano, dondolavno, crepitavano. dalla strada si vedeva ciò che accadeva nelle case poichè tutti tenevano finestre e balconi aperti per il caldo fuori stagione. i lampadari oscillavano, le persone urlavano e scappavano. è vero il traffico impazzì perhé ognuno cercava di raggiungere qualche pezzo distante della sua famiglia. dormimmo anche noi in strada, in macchina, nel piazzale dello stadio san paolo. il palazzo si ripopolò dopo molto tempo. su una quarantina di appartamenti nella mia scala, solo tre o quattro erano abitati. gli altri furono vuoti a lungo. ..... anch'io mi fermo qui.
spalluzza

5:25 PM  
Blogger melpunk said...

il rumore del palazzo era qualcosa di terrificane ma anche di terribilmente affascinante. il lampadario sbatteva contro il soffitto. eravamo tutti sotto la porta, ma io tornai in cucina a prendere la macchina per scrivere: col cavolo la lasciavo là in cucina

11:55 PM  
Anonymous Anonimo said...

sebbene siano ricordi relativi ad un evento brutto
è bello che si riuniscano qui
spontaneamente...

se posso vorrei segnalarvi

http://laviano.altervista.org

10:26 PM  

Posta un commento

<< Home